53. Il destino atlantico del Portogallo.

   Da: H. R. Trevor-Roper, L'ascesa dell'Europa cristiana,
Rusconi, Milano, 1994

 In questo brano l'inglese Hugh Redwald Trevor-Roper sottolinea
alcuni dei fattori che spinsero un piccolo paese come il
Portogallo, sottrattosi alla soffocante influenza della vicina
Castiglia, ad intraprendere una felice politica di viaggi e di
esplorazioni, al cui successo contribuirono inizialmente esperti
mercanti e navigatori veneziani e genovesi.


   Il regno del Portogallo [...] fu fondato soltanto all'epoca
della seconda Crociata [fu fondato in realt nel 1140 da Alfonso
primo, esponente della casata di Borgogna]. La sua stessa
ristrettezza territoriale - una mera striscia di terra lungo la
costa atlantica - lo aveva preservato dal comune destino di tante
altre societ di quell'epoca. Se il Portogallo, come l'Andalusia,
dopo il dominio islamico fosse stato riconquistato dalla Castiglia
e governato da Burgos o da Toledo, molta parte della sua attivit
economica sarebbe senza dubbio stata assorbita dalla monarchia
spagnola, come in effetti avvenne quando fu unito alla Spagna nel
1580. Ma, grazie alla sua indipendenza e alla sua esiguit
territoriale, fu costretto a vivere della propria economia; e
questa era essenzialmente marittima. Il Portogallo nel
quindicesimo secolo rappresentava quello che Genova e Venezia
erano state nel dodicesimo secolo, quello che l'Olanda sarebbe
stata nel diciassettesimo secolo: un piccolo Stato costretto dalla
geografia a guardare verso il mare. Nel breve spazio che gli era
concesso non c'era un feudalesimo portoghese abbastanza potente da
assorbire la vita mercantile presente sulla costa atlantica; e nel
periodo della grande depressione, nel quattrodicesimo secolo,
quando le citt mercantili del Mediterraneo abbandonarono i
commerci per dedicarsi alla terra e alle banche - quando Venezia
divenne una potenza di terraferma e Genova una capitale
finanziaria - e quando Barcellona venne inghiottita dal regno di
Aragona, Lisbona mantenne il suo antico carattere. Continuava a
essere una capitale di mercanti e di marinai che portavano il sale
nell'Europa del Nord, penetrando nei mercati interni dei paesi
settentrionali, intenti a pescare e a catturare balene
nell'Atlantico. Ora era diventata anche un porto essenziale sulla
rotta che congiungeva il Nord e il Sud dell'Europa, rotta che
diventava sempre pi popolare man mano che le vie di terra
risentivano della crisi del tempo e dell'avidit di esazione dei
vari governanti.
   Verso Lisbona quindi, la nuova Venezia, la nuova Genova
dell'Atlantico, si volgevano ora gli eredi dell'antica Venezia e
dell'antica Genova del Mediterraneo. Alla met del quattrodicesimo
secolo alcuni mercanti italiani - i Bardi di Firenze, i Lomellini
di Genova - conversero su Lisbona, esattamente come i capitalisti
emigrati della Controriforma europea avrebbero preso nel Seicento
la strada per Amsterdam. Nel 1391, quando gli Ebrei vennero
trucidati in tutta la Spagna, i cartografi ebrei di Maiorca - i
migliori d'Europa, i creatori dei grandi portolani o carte
marittime medioevali - fuggirono e si rifugiarono in Portogallo.
In questa nazione tutta la grande esperienza mercantile e
scientifica di Italia, Fiandre e Catalogna si un alla locale
destrezza nel fabbricare navi; il risultato fu quello di rendere
il Portogallo una forza marittima ed economica, come lo erano
state Venezia e Genova, come sarebbe pi tardi diventata
Amsterdam.
   Come tale il Portogallo venne coinvolto nelle guerre in Europa.
Nella guerra dei Cento Anni, in quella lotta di principi feudali
per il dominio delle terre in Francia, il Portogallo venne
considerato come il pi forte e indispensabile alleato
dell'Inghilterra per la guerra marittima. [...] Per il Portogallo,
questi anni di guerra (1383-1385), furono anche anni di ribellione
interna, una rivoluzione dinastica nella forma, ma la cui sostanza
era molto pi profonda. Era un rivolgimento politico ed economico,
l'esatto contrario delle altre rivoluzioni dell'epoca in Europa.
Poich, mentre almeno in parte dell'Europa, in quegli anni di
crisi, i principi [...] andavano estendendo il loro potere su
quelle che un tempo erano state citt libere - i Medici sarebbero
diventati i despoti di Firenze, i Visconti di Milano e i duchi di
Borgogna si sarebbero impossessati delle citt delle Fiandre - la
citt di Lisbona stava per fare propria la nuova dinastia anglo-
portoghese degli Aviz [in quanto il nuovo re, Giovanni primo,
cavaliere dell'ordine di Aviz, spos una principessa inglese]. In
Portogallo, e solo in Portogallo, la nobilt feudale, con i suoi
gusti feudali per la lotta, accettava, attraverso la casata
degli Aviz, la guida di quelle forze marittime e mercantili che
nel Mediterraneo si sarebbero indirizzate, attratte da una pi
solida struttura sociale, dal mare alla terra, dal commercio alla
finanza. In Italia e nelle Fiandre le arti si sarebbero piegate a
glorificare i nuovi Stati principeschi e i miti della Chiesa
avrebbero dato loro appoggio; ma in Portogallo anche la solida
pietra sarebbe stata usata per ricreare, con un fantasioso
linguaggio figurato di funi ritorte e ancore simboliche, corallo e
conchiglie e onde, lo spirito dei grandi viaggi marittimi, il
commercio e i mari lontani.
   Il risultato fu spettacolare. Con una nuova guida, nuove
risorse finanziarie, nuovi sviluppi tecnici, lo Stato mercantile
portoghese avrebbe spinto navi sempre pi solide nell'Atlantico
alla ricerca di quell'oro africano che, per tanti secoli, era
stato il motore dei commerci europei con l'Oriente. Con la nuova
crescita della popolazione, nel quindicesimo secolo avrebbe avuto
inizio un nuovo movimento di espansione, paragonabile soltanto a
quella migrazione di cui le Crociate erano state una parte; e
questa volta il movimento sarebbe partito dal Portogallo. Non era
indispensabile che i pionieri fossero portoghesi. Gli esploratori
del principe Enrico [Enrico il Navigatore, infante di Portogallo]
che per primi raggiunsero l'Equatore, Alvise Ca' da Mosto e
Antoniotto Usodimare, erano rispettivamente un veneziano e un
genovese. I sistemi di colonizzazione non dovevano neppur essi
essere necessariamente portoghesi: le manifatture di vino e di
canna da zucchero che i Portoghesi e gli Spagnoli impiantarono
nelle isole dell'Atlantico, erano le stesse che Veneziani e
Genovesi avevano prima di loro realizzato nelle isole del
Mediterraneo. Chios e Creta furono i modelli per Madera e le
Canarie: il vino di Madera  la malvasia che viene dalla Grecia.
Ma il Portogallo accett l'eredit dall'Italia e la trasmise.
Colombo era un genovese al servizio della Spagna; Magellano,
portoghese, era anch'egli al servizio della Spagna; ma i viaggi di
entrambi, non meno di quelli di Bartolomeo Daz e Vasco da Gama,
erano stati tecnicamente preparati dal Portogallo. Da questo
minuscolo angolo d'Europa, dalla solitaria rivoluzione del 1383
[che permise l'ascesa della dinastia degli Aviz, sostenuta dai
mercanti], in un periodo di recessione per l'Europa, il continente
trov la via per l'America, per l'India e intorno al mondo.
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